Il social network giudica pornografica un’immagine della fontana Pretoria. Una coop turistica che promuove la Sicilia: “Da anni ci imbattiamo in queste difficoltà”

«Dal momento che non rispetta le nostre normative in quanto contiene un’immagine che mostra eccessivamente il corpo o presenta contenuti allusivi, la tua inserzione è stata rimossa». Con questo messaggio automatico Facebook ha censurato le fotografie della cinquecentesca fontana di piazza Pretoria, a Palermo. È successo quando alcuni operatori culturali hanno cercato di promuovere Palermo e uno dei suoi monumenti più noti attraverso il social network.

L’intero post – esattamente come era successo per razzismo a quelli che nei giorni scorsi citavano Toni Negri – è stato rimosso e chi lo ha scritto è stato invitato, sempre con un messaggio impersonale, a usare contenuti meno allusivi, posizioni meno esplicite, scollature meno profonde e a evitare, insomma, di puntare i riflettori sul sesso e la sessualità. Per protestare bisogna premere un pulsante e avviare il “double check”, il doppio controllo, e poi attendere. In questo modo si contattano i dipendenti dell’azienda di Palo Alto nella speranza che la censura arrivata automaticamente possa essere revocata.

Ma ci vuole tempo, spesso giorni: troppo per chi ha una manifestazione culturale da promuovere. Ma tant’è, tornando a Palermo, le trentasette statue della fontana della Vergogna, definita dal Vasari «Fonte stupendissima che non ha pari in Fiorenza», su Facebook si possono solo immaginare leggendo le descrizioni oppure intravedere dietro il selfie di qualche turista, ma di certo non osservarle in primo piano, come meriterebbero. Una bella scocciatura per chi fa marketing culturale. «Pur comprendendo che la censura è operata da un algoritmo, mi stupisce che ancora non sia stato trovato un filtro che permetta alle immagini di opere d’arte di eludere questo controllo frustrante, a causa del quale i tempi di lavoro si allungano all’infinito nell’attesa dell’esito delle contestazioni», commenta Eleonora Lo Iacono, della cooperativa Terradamare.

Proprio lei ha sperimentato il blocco antipornografia del social network quando ha cercato di pubblicare un’immagine della fontana. La colpa è tutta dell’algoritmo che non capisce la differenza tra esseri umani e statue e identifica i soggetti scolpiti (ma anche ritratti) come reali, giudicando le loro pose come “troppo osé” per il pubblico. «Da anni mi imbatto in queste difficoltà che quando

si usa Facebook per raccontare il territorio sono anche troppo frequenti — continua — La piazza più importante di Palermo è tutta nuda e non c’è modo di farla conoscere tramite questo social». Pensiamo anche ai ritratti di nudo di Renato Guttuso o alle statue di Nettuni e ninfe di Catania, agli affreschi e alle tele sparse per tutta la Sicilia. Opere che a questo punto entrano ufficialmente nella lista nera dei bannati da Facebook.