Il social network ha introdotto anche in Italia Social Good, che mette a disposizione del mondo non profit strumenti per amplificare l’effetto delle campagne

Non solo passatempo. I social network possono essere un’efficace cassa di risonanza per le organizzazioni non profit. Via social associazioni di volontariato e organizzazioni umanitarie possono dialogare in maniera più segmentata coi propri pubblici e interfacciarsi a livello locale e internazionale in modo semplice.

Facebook Social Good nasce con quest’obiettivo: mettere a disposizione delle organizzazioni non profit strumenti strategici per raggiungere, dialogare e coinvolgere gli utenti del social e i volontari. L’opzioneBeneficenza permette alle organizzazioni di creare rapidamente interesse per le loro cause configurando una pagina dedicata, per condividere le loro storie e supportare un obiettivo di raccolta fondi. Le associazioni possono anche decidere di portare su Facebook una campagna già avviata esternamente. L’interfaccia Fundraiser consente alle persone di collegare facilmente le loro raccolta fonda esterna a quella di Facebook.

Il social network crea così, in modo automatico, una raccolta fondi interna che si sincronizza con la pagina della campagna della non profit. Infine le associazioni possono inserire un tasto Fai una donazione, che può essere inserito nell’intestazione della propria pagina, nei propri post e persino nelle sessioni facebook live.

Tutte le realtà del non profit sono ormai consce dell’importanza di una strategia social“, commenta Paolo Chiovino, social media manager di Action Aid, una delle prime realtà italiane che dieci anni fa ha compreso le potenzialità dei social network e la seconda in assoluto ad aver lanciato un bot su Messenger lo scorso anno.

Grazie a una collaborazione con Wired Italia, inoltre, Action Aid ha sfruttato i video a 360 gradi per raccontare le storie delle persone colpite dal terremoto nel centro Italia.

Nel 2016, grazie allo strumento picture frame l’organizzazione ha lanciato una campagna contro la violenza sulle donne: in due anni più di un milione e mezzo di persone ha aderito all’iniziativa. Tra i molti nomi, figura anche Gianni Morandi. Il rapporto coi donatori non cambia solo in termini quantitativi, ma anche di qualità, come spiega Chiovino: “I nuovi strumenti di Facebook ci aiutano a mettere il donatore al centro. Non si tratta più di qualcuno che risponde a una call to action, ma c’è un livello di engagement ben superiore. Si tratta di un fenomeno totalmente inedito in Italia, già conosciuto nel mondo anglosassone. Si tratta di uno strumento semplice, intuitivo, che permette al donatore di metterci la faccia e ingaggiare a sua volta nuove persone, che vengono a conoscenza dell’associazione e delle sue attività”.

Per Chiovino sui social serve anche coraggio: andare oltre il tradizionale eprovare a utilizzare nuovi linguaggi, perché questo permette il successo di una campagna. “Con la campagna realizzata con The Jackal, lanciata prima di Natale, cercavamo di sradicare alcuni misunderstanding e preconcetti sull’immigrazione. Il numero delle donazioni online dedicate al sostegno a distanza è passato da circa il 20% (media anno) a circa il 30%, grazie a questa iniziativa. Un aumento così netto non era mai stato registrato”, precisa Chiovino.

Ma le organizzazioni non profit non sono state coinvolte solo come soggetti a cui indirizzare questi strumenti. Facebook ne ha invitate alcune nella fase di coprogettazione di Facebook Social Good, come spiega Roberta Mottino, responsabile social media di Dynamo Camp, associazione che realizza camping estivi per bambini con patologie rare e croniche. Mottino racconta: “Abbiamo lavorato fianco a fianco di Facebook e altre nob profit per la redazione del brief, che poi è stato consegnato alle agenzie. Si è trattato di una sfida reciproca, che ha permesso a social, agenzie e non profit di collaborare e creare qualcosa di profondamente innovativo

Articolo di Sara Moraca, scritto il 4 febbraio 2018, by Wired